LA DIFESA DELLE AZIENDE DAL CYBERCRIME E IL MODELLO ORGANIZZATIVO
La componente digitale ha cambiato il modo di vivere delle imprese che ora debbono affrontare e difendere la sicurezza di tutte le fonti digitali della loro operatività interna ed esterna alla propria perimetrazione.
Da tempo, ormai, le imprese si sono accorte di dover acquisire la capacità di rispondere velocemente agli attacchi del cybercrime e a tale proposito di dover formare gli addetti ai lavori.
Si è venuto, così, cristallizzando il concetto di cultura digitale alla quale viene indirizzata una specifica formazione in grado di rispondere agli attacchi cibernetici che talvolta hanno costretto le imprese, e non solo quelle macro, a pagare riscatti per poter proseguire la propria attività.
Le imprese si sono trovate di fronte a vere e proprie organizzazioni criminali che operano a livello imprenditoriale capaci di impedire la crescita economica: basti pensare che in un’indagine svolta con riferimento al 2020 il Cybercrime è ai primi posti insieme ai cambiamenti climatici ad investire i brand, e l’assenza di cybersecurity ha sviluppato sfiducia nei consumatori. Come è noto, infatti, secondo il rapporto CLUSIT 2021 il Covid-19 ha incrementato + 12% gli attacchi cyber ai danni delle infrastrutture aziendali con ciò sottolineando la necessità di avviare una vera e propria sicurezza informatica aziendale. Le imprese, avendo incentivato il ricorso al telelavoro e smartworking, necessitano indubbiamente di poter fare affidamento sulle reti d’informazione e comunicazione che debbono essere sicure.
Appositi studi hanno evidenziato che per opporsi al cybercrime è necessario sviluppare cybersecurity in tutti i reparti aziendali per i quali sino dall’inizio deve essere pianificato un unico sistema interno.
Va da sè che la Cybersecurity diventi un patrimonio aziendale, parte specifica del Know How dell’impresa, soggetto alle tutele di legge e sottoposto al vincolo di segretezza da parte di tutti coloro che vi si imbattono all’interno della struttura aziendale. Anche i rimedi velocemente interposti agli attacchi e con risultato positivo sono talvolta portati a conoscenza delle altre imprese e, quindi, il rimedio esce dalla segretezza per combattere in maniera più intensa ed autorevole quel crimine che, come evidenziato, è esercitato a livello imprenditoriale.
L’Italia ha, dunque, istituito l’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity per lo sviluppo di strategie difensive che richiedono, talvolta, anche la condivisione di Know How e Best Practices e l’incontro di Intelligenze artificiali e Intelligenze umane. ( valorizzazione della partnership pubblico-privata – D.L. 14/6/2021 n.82 convertito in L.4 agosto 2021 n.109)
Gli imprenditori anche medio-piccoli, avendo da tempo compreso che il cybercrime è da considerarsi il nemico occulto più pericoloso, si sono rivolti all’innovazione digitale, cambiando pertanto l’originario approccio culturale, se non ostile, quanto meno contrario a questo tipo di innovazione patrimonialmente di non scarsa entità. E’ per questa ragione che il PNRR, nel rispetto delle Linee guida dell’UE, ha previsto stanziamenti finanziari per consentire alle imprese di innovarsi tecnologicamente. Con la costituzione dell’Agenzia per la Cybersecurity sembra ci si muova nella corretta direzione come approccio culturale non solo per proteggersi ma anche e soprattutto per reagire con estrema solerzia ed effettività.
Il PNRR ha stanziato 620 milioni di euro che se da una parte costituiscono ben poca cosa dall’altra hanno, tuttavia, un significato rilevante: la presa di coscienza del problema e soprattutto la necessità di far nascere una strategia difensiva di risposta alle minacce del Cybercrime, in principalità al Ransomware, che si sta incrementando sempre più, e cioè all’immissione di un virus che limita l’accesso del dispositivo che infetta e la successiva richiesta di riscatto (ransom).
Abbiamo già evidenziato la necessità di una adeguata formazione e di un efficiente addestramento per i tecnici interni aziendali che andranno ad aggiungersi a quello esterno. Ciò ovviamente entrerà anche nel sistema di qualità dell’azienda e nel suo Modello organizzativo per la tutela sia della produzione ( Brand e impatto d’immagine) sia ,e direi soprattutto, del sistema di produzione dove il Cybercriminal è capace d’insinuarsi silenziosamente danneggiando il prodotto modificandolo nelle sue caratteristiche originarie.
La Cybersicurezza riguarda anche il lavoro con i partners esterni con la conseguente necessità di dialogare tra sistemi; di qui l’opportunità ma talvolta addirittura la necessità di condividere le informazioni .Altro aspetto da considerare nel Modello organizzativo.
E che dire dei Cybernegoziatori per negoziare con i Cybercriminals? Non vi è dubbio, quindi, che occorra un cambio di mentalità per acquisire la corretta sensibilità alla digitalizzazione nel settore della sicurezza contro la criminalità.
In breve ed in conclusione:
a) smaterializzazione del perimetro aziendale: il telelavoro e lo smartworking ne sono un’espressione da tenere presente anche nel Modello organizzativo e coinvolgono il lavoratore che diventa un anello importante della Cybersecurity. La figura del dipendente cambia, così, i propri comportamenti e connotati per entrare a far parte dell’azione reattiva dell’impresa. Anche l’e-commerce, al quale viene fatto oggi grande ricorso, cambia l’organizzazione aziendale ( es. pagamenti, fiducia del consumatore molto sensibile alla tutela della privacy nell’ambito digitale) smaterializzando il suo perimetro;
b) i Managers sono chiamati a gestire il cambio culturale collegato al mondo digitale disegnando una strategia digitale futura assolutamente protetta. Il Modello organizzativo presenterà tecnologie in grado di reagire anche oltre il perimetro aziendale e in continua verifica all’interno dell’azienda a prescindere dal suo confine territoriale;
c) Data protection e il Cloud service provider da considerarsi un unicum con la sicurezza aziendale. E’ il settore più prezioso per le aziende perchè crea competitività ed è quello preso di mira dal Cybercrime;
d) il Know How riporta implementazione e acquista valore aziendale con la Cybersecurity per l’immediato contrattacco che l’impresa è in grado di rivolgere: dunque sistema formativo e centralità del sistema aziendale di sicurezza;
e) nel proprio portale l’impresa evidenzierà i rischi del Cybercrime, rischi che vengono condivisi così come talvolta anche le soluzioni eliminatorie.
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